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Investire nel nudismo: una scelta difficile?

Autore: EmanueleCinelli
Pubblicato: 14/03/2015 17:34:52
Categoria: editoriale
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Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

In queste ultime tre settimane ho avuto notizia di due strutture turistiche che, dopo un più o meno lungo periodo di apertura al nudo, sono tornate al tessile. Pochi giorni fa parlando con un ristoratore di eventi nudisti quest’ultimo si è subito trincerato dietro a varie considerazioni sostanzialmente similari alle stesse fatte dalle due strutture turistiche di cui sopra. Purtroppo, proprio in un momento in cui la sensibilità verso la causa dei nudisti e l’accettazione del nudo stanno crescendo, proprio in un momento in cui sarebbe opportuno tenere duro e battere il chiodo caldo, quelli sopra citati non sono i primi esempi di rifiuto imprenditoriale del nudismo, di chiusura verso il nudismo e, temo, non saranno nemmeno gli ultimi.

Seppure ci siano alcuni imprenditori illuminati che danno un margine di spazio agli eventi nudisti e al nudismo, appare difficile, molto difficile, decidere di investire sul nudismo e ancor più complicato rimanere fedeli alla decisione presa. Perché? Quali sono le obiezioni e le considerazioni messe in campo dagli imprenditori stessi? Vediamole!

“In Italia manca la mentalità naturista”

Parto da qui perché è da qui, dall’uso di questa parola “naturismo”, che hanno luogo tutte le incomprensioni di cui parleremo in seguito e hanno luogo tutti i principali problemi del movimento e dell’imprenditoria nudista. Finché si usano i termini in modo inopportuno le persone non potranno mai farsi delle idee chiare: il naturismo non è lo starsene nudi al sole, non è il passeggiare senza vestiti, questo è nudismo. Naturista non è la struttura che consente ai suoi ospiti di vivere in nudità, questa è nudista. Parlare di naturismo quando invero si vuol far riferimento allo stare nudi, cioè al nudismo, confonde chi non è molto addentro al settore, se poi consideriamo che spesso sono proprio i naturisti stessi a diffondere un’idea del nudismo, indi di riflesso del nudo, distorta e malsana ecco che la frittata è fatta. Proviamo a parlare come si deve parlare e usare, pertanto, la semplice e chiara parola di “nudismo”, sarà molto più facile farsi capire e far crescere la cultura e l’accettazione del nudo e del nudismo. È il nudo che infastidisce alcune persone, è il nudo che viene mal visto dalle istituzioni, è il nudismo che viene rifiutato!

Detto questo possiamo però fare anche un altro tipo di considerazione: ma è proprio necessaria una mentalità nudista affinché il nudo sia accettato socialmente? E’ proprio necessario che tutti o molti diventino nudisti per avere un investimento turistico sul nudismo? No, non è necessario, esattamente come non è stato necessario per permettere la libera circolazione dei tatuaggi, del piercing, delle minigonne, dei pantaloni a vita bassa, dei capelli lunghi maschili, delle teste pelate e via dicendo. Perché a differenza delle altre scelte quella del nudismo stenda ad essere accettata socialmente e istituzionalmente? Tralasciando l’ipotesi (forse azzardata ma non del tutto improponibile) che alla base ci sia la paura politica per il forte effetto decondizionante che il nudismo porta in se stesso, possiamo senz’altro affermare che ciò avviene perché i nudisti si sono autoesiliati nei ghetti, perché i nudisti si sono messi dalla parte del perdente, di chi ammette d’essere fuori luogo, perché i nudisti amano abbracciare il comodo (dal momento che giustifica l’inattività e le paure) vittimismo anziché uscire allo scoperto e darsi da fare a difesa del proprio ideale, della propria scelta di vita. Sta a chi propone un cambiamento sociale far sì che gli altri lo comprendano e lo condividano: è una incontrovertibile legge naturale!

“C’è chi confonde una struttura nudista per un privè”

Embhè, per colpa di qualcuno devono rimetterci tutti? È sicuro che la confusione nasce da una cattiva, scarsa o addirittura mancata ricezione del messaggio inviato (anche l’assenza di un messaggio è pur sempre un messaggio), rimbocchiamoci le maniche e rilanciamo, aumentiamo, rinforziamo, miglioriamo l’informazione (e la formazione), senza però aspettare che siano gli altri a farlo, lo dobbiamo fare noi stessi, specie se siamo imprenditori che hanno deciso di investire nel nudismo. Se qualcuno fraintende basta fargli presente l’errore, imparerà e trasmetterà ad altri quello che ha imparato. Impedendo alle persone di evidenziare il proprio fraintendimento vuol dire non permettere a loro di rendersene conto, di imparare e di insegnare, vuol dire penalizzare la cosa giusta, la struttura nudista, che viene impedita, a favore di quella sbagliata, l’idea della struttura nudista come club privè, che permane.

“Il nudismo attira guardoni, curiosi, esibizionisti, scambisti eccetera”

Riembhè, intanto quanti sono realmente costoro? Di certo molti meno di coloro che di fronte a persone nude o le ignorano o si sentono coinvolti nella scelta. Perché i tanti che sono neutri o positivi al nudismo devono vedersi azzerati per dare peso solo ed esclusivamente ai pochi che al nudo guardano negativamente? Così stando le cose come possono i primi essere indotti a parlare in favore del nudismo, in vece dei nudisti? Come si può coinvolgere chi abbiamo escluso ed ignorato? Dall’altra parte chi si sente preso in così tanta considerazione si trova rafforzato, acquista sicurezza, aumenta sempre più il suo tono di voce, le sue pretese, ottiene credibilità e ascolto.

Poi, visto che spesso atteggiamenti considerati assolutamente normali in tutti i luoghi tessili (ad esempio il baciarsi o l’accarezzarsi o lo strusciarsi) vengano molto spesso additati come fuori luogo se attuati in ambiti nudisti, ci sarebbe da chiedersi se non siano i nudisti a essere un tantinello troppo sessuofobici? Non è che siano i nudisti a vedere malizia e malasanità dove non ce n’è?

A seguire ce lo vogliamo chiedere perché il nudo su alcuni ha un effetto indissolubilmente erotico? Non di certo per colpa del nudo in se stesso e dei nudisti, ma piuttosto perché i tabù della società tessile hanno creato una morbosa curiosità e una patologica attenzione per il nudo. Con un adeguato periodo di sopportazione e comprensione, l’esposizione alla nudità altrui risulterebbe curativa per tutti tali alterati rapporti con il nudo.

Infine dire “no al nudismo perché c’è chi lo usa male” è esattamente la stessa cosa che dire “eviriamo tutti gli uomini perché ci sono quelli che violentano le donne”, la stessa identica illogica e inconcepibile cosa!

“Abbiamo dato la possibilità a qualche associazione ma siamo rimasti sconcertati di quanto sia settario un raduno di soli tesserati”

Vero, verissimo, ma anche ineluttabile. Spetta all’imprenditore crearsi una clientela o spetta agli altri creargliela? Cosa possono fare le associazioni oltre che proporre ai propri iscritti uno o più raduni? Se l’imprenditore invece di attendere le associazioni è lui stesso a organizzare qualcosa coinvolgendole tutte insieme evidentemente le cose possono essere molto diverse. Un imprenditore non può e non deve essere passivo, esattamente come per l’ambito tessile vengono organizzati e proposti in continuazione eventi senza aspettare che siano i clienti a farlo, perché non fare lo stesso anche per l’ambito nudista?

“Si percepisce una certa competizione tra le associazioni“

Premesso che non si comprende cosa p

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