Giacomo Pederzani diventa insegnate di biodanza nell’ottobre del 2004 formandosi alla Scuola di Formazione di Biodanza R.Toro del Triveneto, specializzandosi poi in Educazione al Contatto, Voce, Musica e Percussioni; ha in corso ulteriori formazioni di specializzazione.
Scrive una monografia intitolata Musica e Sessualità in Biodanza e insegna Biodanza conducendo corsi settimanali a Brescia, Cremona e Verona.
Parallelamente a Biodanza frequenta la scuola di Naturopatia e pratica come riflessologo plantare e floriterapeuta di Bach dal 1999.
Dal greco il prefisso Bios vuol dire Vita, e la parola Danza ha l'accezione di movimento integrato, pieno di senso. Nasce così il termine Biodanza che significa poeticamente "Danza della Vita". Una comprensione cognitiva di Biodanza è impossibile; soltanto vivendola si può abbracciare il suo vero significato. Biodanza è un sistema di integrazione umana, un percorso di crescita. Il suo obiettivo è favorire l'integrazione dell'individuo, innanzitutto tra il corpo vissuto e la razionalità. La proposta è "imparare a danzare la propria vita".
Cosa significa? Si tratta di sensibilizzarsi agli impulsi interiori e di trovare un'espressione adeguata di essi. La "danza" è una delle condizioni innate dell'essere umano. Per ciascuno di noi le prime conoscenze sono avvenute attraverso il movimento. "Danza", in un senso originario, è movimento di vita.
Non stiamo parlando, dunque, di una "scuola di ballo", bensì di un sistema per risvegliare una nuova sensibilità davanti alla vita. La nostra "danza" si genera nella sensazione di essere vivo e il suo scopo è rinforzare la vita e permettere la sua evoluzione. Si tratta di imparare a muoversi con musicalità, a esprimere le emozioni, a comunicare meglio, a riconoscere il proprio valore e quello degli altri. Recuperare il ritmo, l'entusiasmo, l'allegria. Sentire la forza e la fiducia in se stessi. Ritrovare il piacere di sciogliersi, di lasciare andare le tensioni. Ritornare a commuoversi. Entrare in contatto con cura. Provare dolcezza. Percepirsi in armonia con gli altri.

Il mio incontro con la Biodanza è avvenuto per caso. Questa è la risposta standard.
Un caso che ho imparato a non definire più tale, senza per questo diventare fatalista.
Un caso che più appropriatamente può definirsi la conseguenza di scelte coerenti con il proprio percorso personale. Io sono arrivato a Biodanza nel momento in cui ero pronto ad accettarla e a riceverla.
Ho conosciuto la Biodanza nel 2001 ed è stato amore a prima vista; ho subito capito di aver trovato finalmente il percorso adatto a me: c’era la musica, c’erano tanti amici liberi da pregiudizi, non si usava la parola…
Ho visto per la prima volta da tanto tempo, e con una determinazione che probabilmente non ho mai avuto, che avevo uno scopo da conseguire, e una meta, seppur provvisoria, da raggiungere.
Dico provvisoria, perché ogni “traguardo” non è in realtà che un nuovo inizio, una piattaforma da cui lanciarsi verso nuove avventure; e di questo sono consapevole e preparato a ripartire.
La vita, la mia in particolare, è sempre un susseguirsi di traguardi e di ri-partenze. Spesso però è anche un districarsi tra delusioni e demotivazioni, cosa che difficilmente sento potrà succedere per la Biodanza, per il semplice motivo che non la sento semplicemente come un nuovo interesse, uno dei tanti che ha costellato la mia vita, ma come un “metodo” di vita e di approccio agli interessi che non potrà cessare; potrà approfondirsi, potrà modificarsi, ma mai sparire.
La vita mi ha portato per parecchio tempo lontano da uno stato di creatività e di sensibilità, mi ha portato in un mondo che non comprendeva l’ascolto degli altri e il piacere della scoperta. Non a caso, lo dico col senno di poi, dopo un periodo di trionfi in ogni campo, di realizzazioni personali e lavorative soddisfacenti che sembravano non dover finire mai, il mondo ha cominciato a muoversi non più con me ma contro di me.
Questa era la mia sensazione. Ovviamente non consideravo la possibilità che fossi io a muovermi contro il mondo.
Quando ho “sentito” (perché capire non basta) quale era la direzione giusta ho iniziato anche se con un po’ di paura a percorrerla. Ma la scoperta più meravigliosa è stata non soltanto quella di sentire di essere ancora in grado di cambiare, ma quella di avere la sensazione di aver finalmente trovato la propria strada.
La presenza della musica è stata fondamentale perché mi accostassi a Biodanza: fin dalla prima sera ho sentito che erano “buone” musiche, nel senso di farmi risuonare qualcosa.


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