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Nudismo e... vipere!

Autore: EmanueleCinelli
Pubblicato: 23/05/2015 18:22:00
Categoria: nudismo
Letto: 1440
Rating: 4

Questo è un argomento che mi è stato espressamente richiesto da una mia carissima amica: lei ha paura delle vipere e si chiede come io possa andare in giro nudo per i monti.

Cosa fa un nudista se incontra una vipera? Evidentemente le stesse cose che fa un qualsiasi altro escursionista, o, più in generale, una qualsiasi altra persona: si ferma, la osserva e attende che si allontani (lo fa sempre e se non lo fa basta battere, a un paio di metri di distanza, con media forza un piede a terra: le vibrazioni la destano dal suo torpore e la fanno allontanare).

Foto di Emanuele Cinelli

Approfondimento tecnico

L’argomento in questione richiede, per varie ragioni, un discorso un poco più largo e scientifico. Non sono un erpetologo, ma mi piacciono le vipere per cui ho maturato una certa dimestichezza con le stese. Qui, senza la pretesa di essere esauriente in tutto e per tutto, andrò a riportare quelle che sono le mie conoscenze indirette (acquisite mediante lo studio) e dirette (acquisite nei tanti e talvolta lunghi contatti con questo rettile).

Abitudini

a vipera è un predatore notturno, il giorno lo passa a dormire al sole, vuoi per recuperare le fatiche spese nella caccia notturna, vuoi per digerire le eventuali prede catturate, vuoi per riscaldarsi dal freddo della notte. Prede della vipera sono piccoli roditori e altri piccoli animali, l’uomo non è una preda per la vipera che, anzi, si tiene alla larga da lui.

La vipera, a differenza dei serpenti italiani non velenosi, non è aggressiva e preferisce allontanarsi piuttosto che mordere.

Quando è ferma al sole la vipera cade in una specie di stato comatoso e può capitare di arrivarle molto vicino, quasi a calpestarla, senza che lei si sposti. Questo rende in un certo senso più pericolosa l’eventuale sua presenza sul sentiero che stiamo percorrendo, ma, d’altra parte, l’estrema lentezza della sua reazione ci consente l’adeguato tempo per reagire a nostra volta (ritraendo il piede e allontanandoci un poco) rendendo materialmente poco, per non dire per niente, pericolosa una tale evenienza.

Il morso

Le vipere non volano, non saltano, non si arrampicano sugli alberi (ma lo fanno sui muri a secco e sulle paretine rocciose molto fessurate), inoltre non mordono una persona inerme (seduta o sdraiata a terra) per cui, salvo comportamenti inusuali o quantomeno inconsulti dell’uomo (ad esempio infilare la testa in un buco del terreno o di un muro), è da ritenersi escluso che possano mordere le zone alte (testa e tronco) e medie (dal ginocchio ai fianchi, ivi compresi i genitali) del corpo. In linea di massima la parte più colpita è la zona più bassa della gamba (tra il malleolo e il polpaccio); una certa percentuale di morsi riguardano le dita, anche se questa situazione è legata più che altro agli arrampicatori (che per forza di cose si trovano a infilare le mani nei buchi della parete) o a comportamento inadeguato e imprudente (ad esempio tastare con le mani il suolo ricoperto d’erba alla ricerca dei funghi o infilare le dita in buchi del terreno, dei muri, o di paretine rocciose).

I denti della vipera sono lunghi pochi millimetri, nell’uomo, quindi, raggiungono al massimo i capillari, solo casualmente (e molto raramente) possono raggiungere una vena o un arteria.

Si è potuto stabilire che l’animale può regolare la quantità di veleno che va a inoculare durante un morso: durante la caccia usa l’intera quantità di veleno presente nelle sue ghiandole velenifere (anche se invero regola tale quantità in ragione della mole dell’animale predato), se morde per difesa di suo non inietterebbe veleno, purtroppo le ghiandole velenifere sono proprio dietro la bocca per cui vengono leggermente premute durante il morso e una piccolissima quantità di veleno viene comunque iniettata.

Nella saliva della vipera è presente un forte coagulante (si presume per evitare che l’animale predato disperda sangue richiamando l’attenzione di altri predatori).

Il veleno

C’è poco da dire se non che…

Per un adulto sano non è assolutamente mortale.

Rischi possono esserci per i bambini piccoli (sotto gli otto / dieci anni), per adulti con cardiopatie o altre particolari malattie, per gli anziani.

Avvelenamento

Si è detto che nella stragrande maggioranza dei casi il morso interesserà solo i capillari, questi hanno un diametro estremamente ridotto quindi la quantità di veleno che può entrare in circolo è praticamente poco più di zero. Nei capillari, inoltre, il sangue scorre molto lentamente quindi la velocità di spostamento del veleno sarà molto bassa: diverse ore per poter arrivare in punti nevralgici come il cuore o il cervello. Si è poi detto che nella saliva c’è un forte coagulante, questo bloccherà immediatamente la circolazione nei capillari interessati evitando la pur minima, per le ragioni viste sopra, trasmissione del veleno.

Nel caso venga colpita una vena, vale il discorso del coagulante, entrerà forse un poco più di veleno e si trasmetterà più velocemente, ma il coagulo è pressoché immediato comunque.

Nel malaugurato e rarissimo caso in cui il morso riesca a interessare un arteria di certo quello dell’avvelenamento è il fattore di rischio meno preponderante e preoccupante: visto che il coagulo qui non potrà arrivare a formarsi, sarà l’emorragia arteriosa la nostra prima e più grossa preoccupazione!

Cosa fare nella rara eventualità di un morso

Non molto…

1)Mantenere la calma! Agitarsi vuol dire aumentare la velocità di circolazione del sangue e questo, specie se è coinvolta una vena, potrebbe mettere in movimento il coagulo con il conseguente rischio di una trombosi.

2)Se possibile lavare con acqua pulita la zona del morso.

3)Se possibile, ma non è indispensabile, applicare, meglio se con benda elastica, una leggerissima (nel senso che deve essere proprio poco più che appoggiata) fasciatura sull’intero arto colpito (blocca la circolazione dei capillari e non quella venosa).

4)Se esiste campo chiamare il soccorso organizzato (118), se non esiste campo un compagno di escursione, dopo aver individuato con la massima precisione la zona in cui ci si trova (meglio se con l’aiuto di una carta topografica), si sposta cercandolo, se , invece, si è da soli incamminarsi lentamente verso valle finché si trova il segnale del telefono (se proprio necessario si ha tutto il tempo necessario ad arrivare con estrema calma e in autonomia al primo pronto soccorso medico).

Cosa, invece, non fare

Tutto quello che era una volta abitudine consigliare e che ancora oggi capita di sentire o leggere….

1)Non incidere i due buchini del morso: si rischia solo di infettare la ferita.

2)Non succhiare il veleno né con la bocca (pericolo per se stessi) né con le pompettine aspira veleno (valide solo per aspirare il pungiglione di insetti come le api e le vespe, le piccole spine e le piccole schegge): come detto il più delle volte il morso interessa i capillari e da questi non si tira fuori proprio un bel niente, ma se fosse interessata una vena si rischia solo di mettere in movimento il coagulo e, quindi, rischiare la trombosi.

3)Non applicare il laccio emostatico a monte (e nemmeno a valle, il che sarebbe totalmente inutile) del morso: risulta

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